Integrazione

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Già a 15 anni i loro figli hanno accumulato un anno di ritardo nelle competenze scolastiche rispetto ai coetanei. Per queste e molte altre ragioni, gli immigrati in Italia non riescono a integrarsi. Integrazione che, come illustra molto bene il rapporto dell’Ocse Indicators of immigrant Integration 2015: settling in, è stata ulterirmente peggiorata dalla crisi economica.

Negli ultimi dieci anni l’Italia è stata una delle principali destinazioni per gli immigrati. Dal 2000 la percentuale di immigrati sul totale della popolazione è più che raddoppiata, fino a raggiungere il 10% nel 2012. Eppure gli extracomunitari sono quelli che stanno maggioremente risentendo della crisi economica. Il loro tasso di occupazione, per esempio, è diminuito dall’82% nel 2006-07 al 70% nel 2012-13, con un calo di dodici punti percentuali doppio rispetto agli italiani il cui tasso di occupazione è sceso di sei punti. Anche chi il lavoro ce l’ha non si “salva” dalla povertà. Un immigrato su tre, secondo lo studio dell’Ocse, vive in condizioni di povertà relativa, quasi il triplo rispetto agli italiani.

Non è solo il mercato del lavoro a preoccupare. La metà degli immigrati ha, per esempio, un basso livello d’istruzione. E la scarsa conoscenza della lingua italiana impedisce a molti di loro di accedere a lavori più qualificati. Le difficoltà di integrazione iniziano già in tenera età.“I tassi di frequenza prescolare – si legge nel report – sono 10 punti percentuali inferiori tra i bambini che vivono in una famiglia di immigrati rispetto ai bambini che vivono in una famiglia autoctona ed è un divario maggiore che nel resto dei paesi Ocse. La maggior parte dei figli di immigrati in Italia ha genitori con un basso livello di istruzione e questo ha un impatto negativo nel rendimento scolastico”. Nel 2012, secondo il Programma per la Valutazione Internazionale degli studenti, gli studenti immigrati hanno ottenuto i risultati meno soddisfacenti, sia rispetto agli standard internazionali sia nei confronti dei nativi. “A 15 anni – si legge ancora – i figli di immigrati in Italia hanno un anno scolastico di ritardo rispetto ai figli dei nativi in termini di competenze reali e la situazione non è migliorata negli ultimi dieci anni”. Tanto che il tasso dei giovani tra i 15 e i 34 anni che non vanno né a scuola nè al lavoro, arriva al 38% tra i giovani immigrati arrivati in età avanzata e al 27,6% per quelli che sono invece arrivati da bambini.

Complici le difficoltà economiche, gli immigrati non riescono a comprarsi una abitazione. Per questo tendono a vivere in abitazioni sovraffollate: più di due case su cinque abitazioni hanno un numero di camere non sufficienti per le dimensioni della famiglia e il 13% manca di almeno due camere. “Anche se ci sono segnali incoraggianti, compreso il tasso di occupazione dei migranti relativamente elevato rispetto ai nativi – conclude l’Ocse – per gli immigrati in Italia la strada per l’integrazione nel mercato del lavoro e nella società resta difficile”.

Fonte  ilgiornale.it